Ghenomena nasce dall’esigenza di riaffermare
la centralità del libro come mezzo di conoscenza.
Nasce dalla volontà di individuare
quei vuoti lasciati da testi necessari e dimenticati
e da un’informazione troppo rapida, sovrabbondante
e dispersiva. Leggere dunque per
capire, perché la concretezza, la chiarezza, la
semplicità, l’unicità e l’originalità rendono indelebile
il messaggio e il libro che lo raccoglie.
Novità da maggio in libreria
Due bambini che non si sono mai incontrati e non si incontre-ranno, due uomini che sorvegliano e guidano la loro vita, due storie diverse eppure legate dallo stesso desiderio di speranza, un protagonista che non ha paura di mettere in gioco le proprie con-vinzioni, i propri sentimenti: è questa la gabbia in cui si dipana la storia che è al tempo stesso giudizio sulla crudeltà degli uomini ed esempio di sopravvivenza.
Così, un dialogo serrato accompagna il lettore a conoscere, pa-gina dopo pagina, Paolo, Ascik-kerib, suo zio, Haas-Araf e Ismae-el, le loro storie, le loro paure.
Con un linguaggio che si arricchisce di volta in volta di termini etnici, tecnici, militari, ci addentriamo in una strada, in una bottega artigiana, in una guerra. E rivivono per noi antiche tradizioni e storie purtroppo attuali.
Senza vuoti o ripetizioni, ogni momento della narrazione, tra il dolore e la capacità di gioire di ogni piccola cosa, ci regala un nuovo motivo di riflessione.
L'Editore
Il “giallo” italiano, della cui esistenza oggi – a differenza di qualche decennio fa – nessuno più dubita, vive ai nostri giorni un momento di sviluppo e di interessi particolari. Tra le diverse varietà “nazionali” di poliziesco, quella italiana appare – oggi – tra le più vivaci e più mosse anche sul piano dell'originalità. E ciò anche per la presenza di alcuni scrittori di grande qualità – diversi tra loro per interessi, cultura e gusto – che hanno mostrato, con le loro opere, quali siano le potenzialità del genere ancora aperte pure in Italia. Sicché è significativo che, qualche anno fa, l’articolo di un critico non troppo arrendevole e corrivo alle mode venisse significativamente intitolato, in rapporto alla produzione italiana, Il colore del futuro è il giallo. Altri sottolineano che il vecchio poliziesco non esiste più nella forma tradizionale e che si va (si è già andati) verso un’evoluzione della specie. Con i gialli, dunque, che indosserebbero abiti diversi coniugandosi con spunti di altri generi e sviluppandosi in direzioni nuove. Pur rimanendo ferme alcune caratteristiche di fondo del paradigma.
ELVIO GUAGNINI
Dal giallo al noir e oltre
Declinazioni del poliziesco italiano
MICHELE DE LUCA
Il principe delle stelle
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