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Mute voci mute

Ho insegnato storia per tanti anni ed ho cercato di far cogliere ai miei allievi il dolore della storia. In modo particolare questo rovello si faceva più urgente di fronte alla rogazione medievale, qando una umanità sofferente così si rivolgeva a Dio: a peste, fame et bello libera nos, Domine!
Sono passati secoli e l'uomo si trova sempre di fronte alla guerra, alla fame e alla peste. La nuova peste è l'avvelenamento del pianeta: è una peste di cui siamo tutti untori. Il poemetto vuole essere una laica dolente meditazione su questo dolore che ci è infisso dal tempo dei tempi, ma vuole anche aprire alla speranza.
Il testo nella scrittura è nello stesso tempo nuovo e antico. Nuovo in molte parti scritte oggi, ma antico perché mi servo di inserti tratti dai miei libri precedenti. Tutto questo a segnalare la persistenza di questi temi nella mia poesia e un modo anche per ribadire che la poesia continua a scrivere se stessa: "La poesia scrive riscrive la sua storia" è un mio verso con il quale Giacinto Spagnoletti dà inizio al ventisettesimo capitolo della sua Storia della letteratura italiana del Novecento.

L'autore

Biografia dell'autore
e altre opere pubblicate.

Recensioni

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