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Bambina mattina (risvolto di copertina)

Gianfranco Palmery

Poesie per una bambina, accompagnate con disegni di mano della bambina medesima: potrebbe sembrare un gioco, una festa d’infanzia; ma il gioco è serio. Vi è una tale grazia e assolutezza, quasi orientali, in questi recenti versi di Adriano, da farne un delizioso, indimenticabile piccolo libro d’ore, carnale e profano – di una carnalità ricca di umori e odori e insieme levigata dall’astrazione. Le ore sono quelle della devozione a una nuova vita che si affaccia, cresce e occupa spazi e tempi in modo nuovo: le mattine ora sono sue, le stanze sono sue, la città stessa è sua, almeno dal Monte dei Cocci alla Sinagoga, conquistate, come chi la contempla e ascolta, dai suoi gesti e richiami e suoni iniziatici, via via fino alle frasi frante e buffe dei primi anni, quando, non più creaturina magica («”Un concentrato di folletti gnomi / fatine”, mormora tra sé la madre-maga».), diventerà, ancora albale e bizzarra, bambina mattina




Bambina mattina di Domenico Adriano

Domenico Vuoto

Sono rari i poeti italiani che abbiano rivolto la loro attenzione amorosa, in forma di versi, ai figli in età infantile. Se si eccettua il Saba della bella metamorfica poesia Ritratto della mia bambina, altri autori hanno preferito indirizzare il loro canto a figure amate, ma di età decisamente adulta. Con Bambina mattina Domenico Adriano si spinge oltre l’“occasionalità” dei versi di Saba e realizza quello che si potrebbe definire un libro delle devozioni paterne. Una raccolta poetica dedicata unicamente alla figlioletta, uscita per le edizioni Il Labirinto nel 2002 con un corredo di disegni eseguiti dalla bambina stessa, e riproposto di recente per Ghenomena in tre distinte versioni: in lingua originale e nelle molto puntuali e fedeli (nello spirito innanzitutto) traduzioni in inglese e francese ad opera di Barbara Carle e Michel Sirvent. Un libro, dicevo. In realtà si tratta di un librino che tuttavia, per l’alta qualità di tono e di senso, travalica ogni brevità e si fa compiuta testimonianza di un sentimento lieve e arioso (già nel titolo), disseminato di vivide analogie e consonanze tra l’umana creaturalità e quella dei piccoli e grandi “oggetti” del mondo naturale ˗ fiori, uccelli, pioggia: Somiglia a una rondinella, i capelli / neri sottili dell’Oriente ˗ al nido / vengono tutti a vederla, Ludmilla: / amata dal popolo… Dunque, il poeta segue ogni singola espressione vocale, ogni lallazione, ogni gesto della figlia con sollecitudine e rapimento contemplativo. Scopre in lei, e attraverso di lei, la grazia e il mistero di uno sboccio; si rimpicciolisce, si fa lui stesso bambino e a tratti figlio della propria creatura per poter meglio aderire alla sua realtà incantata e indistinta con versi che combinano a volte urgenza vitale e sensualità: Ingoia e ingoia, la nutre / e l’ubriaca un latte / precipitoso, una nebbia / densa deve attraversare / per tornare alla luce… Ludmila non è solo il minuscolo e potente universo che si schiude davanti agli occhi ora commossi, ora felicemente smarriti e stupiti di Domenico Adriano ˗ lo stupore che si prova al cospetto di un’esistenza in fieri, che ci appartiene e insieme è da noi disgiunta ˗ ma è oltretutto preziosa figura di intermediazione e congiunzione con le radici del poeta stesso. Col mondo contadino, con la sacralità degli affetti e della terra che Adriano esplora ed evoca spesso nei suoi versi. Si prenda la parte, a mio avviso, più esemplare della poesia che fa da preludio alla raccolta in questione: Ludmilla è grande e insieme / piccola, e poi vola, mi passa / accanto con la mia fronte e anch’io / volo, incontro al padre con la fascina / di rami tra le braccia come un cibo. // Ora la legna è allegra / nel camino, arde con l’antica / lena delle dimore / che si chiamavano fuochi… In Bambina mattina componimenti brevi e brevissimi si alternano con poesie più corpose ma ci si accorge ben presto, mentre se ne apprezza la scrittura semplice e al tempo stesso mobile, articolata; mentre si aderisce alla cronologia interiore che il sentimento paterno imprime nel corpo della parola e del verso, che si tratta di un unicum, un ininterrotto discorso d’amore concepito per Ludmilla, l’amata dal popolo, nei suoi primi mesi di vita.

(2013)

Mobirise

di Barbara Carle

Mobirise

Mobirise